WiMax, l'Italia lo sta depotenziando
19-02-2007
Esperto di tecnologia e wireless, Michele Favara Pedarsi fa luce sui pericoli della dilagante ignoranza delle caratteristiche e delle potenzialita' del WiMax. E spiega perche' quanto accade oggi e' frustrante.
Caro PI, osservo con sgomento la vicenda del WiMax e come ho già fatto in passato affido a te le mie riflessioni del caso.
Per capire perché sono esterrefatto devo prima di tutto specificare brevemente cosa sia il WiMax. Il WiMax è il nome commerciale dato ad un set di protocolli identificati dalla specifica IEEE 802.16 che consentono di trasferire dati via radio con tecniche altamente innovative. Al contrario del suo fratellino WiFi, ingegnerizzato per offrire connettività locale e che si ferma al primo ostacolo fisico che incontra, il WiMax è stato dotato della capacità di superare gli ostacoli materiali perché pensato esplicitamente per un uso geografico.
In base alla variante di 802.16 le radio WiMax utilizzano canali da 1.75, 5, 10 o 20Mhz; nel caso dei canali da 20MHz la quantità di dati raw - quantità che include la banda di servizio, non utilizzata cioè per trasportare i dati dell'utente - è di 70mbit/s. L'altro elemento che devo ricordare per poter spiegare la mia frustrazione è che le frequenze che verranno messe a disposizione a giugno sono sì poco pregiate perché non consentono l'uso NLOS - not line of sight, la capacità di superare gli ostacoli - che in teoria sarebbe la peculiarità più importante del WiMax, ma sono anche in quantità esigua! Si tratta infatti di soli 70Mhz. Troppo pochi per abbattere il digital divide seguendo l'approccio tradizionale che pone intuitivamente l'enfasi sulla scarsità della risorsa naturale (lo spettro radio).
La tecnica tradizionale infatti suddivide il territorio in celle - es: esagonali o ottagonali - che al loro interno utilizzano una frequenza diversa da quella impiegata in tutte le celle adiacenti. Questo è necessario per evitare che ai bordi delle celle ci sia interferenza tra i ripetitori radio che servono celle adiacenti. Le reti degli operatori GSM/UMTS sono strutturate in questo modo.
Se consideriamo dunque le possibilità di canalizzazione del WiMax, l'approccio tradizionale improntato alla licenza individuale e la suddivisione in celle, e la quantità di frequenze che verranno messe a disposizione, è facile rendersi conto che questo non è il modo più profittevole di impiegare quelle frequenze.
Essendo infatti di 1,75Mhz il canale più piccolo utilizzabile, ogni licenza individuale dovrebbe essere di almeno 10,5Mhz per consentire all'operatore concessionario di realizzare delle celle esagonali in cui vengono impiegati 1.75Mhz dei 10,5 che ha a disposizione (2mbit/s condivisi tra tutti gli utilizzatori attivi contemporaneamente nella cella). Questo implica che con 70Mhz è possibile confezionare, cercando di massimizzare la pluralità, al massimo 7 licenze. Poche per poter parlare di competizione; e poche prestazioni per poter parlare di abbattimento del digital divide.
Se a questo ci aggiungiamo che gli operatori già titolari di reti sotterranee o aeree potrebbero voler estendere la propria attività anche al WiMax, quelle 7 licenze appaiono ancora più insufficienti. Ancora di più se consideriamo che le eventuali dorsali, come accade nelle reti cellulari, devono essere realizzate via cavo visto che le frequenze radio sono impiegate tutte per la distribuzione agli utenti; e questo implica che gli operatori che utilizzeranno quelle frequenze saranno comunque dipendenti da Telecom Italia.
Qualcuno a questo punto sul fronte della pluralità potrebbe pensare: basta dare le licenze su base regionale piuttosto che nazionale! Sbagliato. Il risultato sarebbe quello di creare degli oligopoli delle frequenze su base regionale piuttosto che nazionale.
segue... Fonte: Punto Informatico [Leggi l'articolo completo]
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