La guida online al mondo dei Telefonini Cellulari UMTS, delle migliori tariffe Umts, dei servizi di videofonia e degli accessori per i telefonini di terza generazione
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Clamoroso flop o killer application dei servizi mobili di terza generazione? La Tv sul cellulare, allo stato attuale, è ancora un fenomeno dalle enormi potenzialità ancora inespresse. L'unico operatore ad aver scommesso seriamente in Italia su questo servizio, creando un vero e proprio palinsesto digitale dedicato, è 3; in sei mesi (da giugno a dicembre 2006) la società del gruppo Hutchison Wampoa ha dichiarato di aver attivato oltre 250mila clienti con i Tivufonini Dvb-H (Digital Video Broadcasting for Handheld, la tecnologia promossa in Europa dalla Nokia che converte il segnale del digitale terrestre ad uso e consumo di terminali mobili compatibili). Tanti o pochi, considerando il numero di utenti di cellulari (circa 35 milioni) che vanta il Belpaese? Lasciamo per il momento la risposta in sospeso. Il dibattito è però aperto sul reale livello di adozione dei servizi, non tanto sulla sbandierata efficacia tecnica e funzionale delle trasmissioni in digitale verso dispositivi mobili. Tornando invece alle cifre, la stessa 3 tiene a precisare che, ad oggi, il tasso di crescita del numero di clienti dei servizi di Tv digitale mobile è significativamente più elevato di quelli registrati per il lancio del Gsm e dell'Umts. Per ribadire che la Mobile Tv non è un "bluff" l'operatore cita anche i dati della banca d'affari Societè Generale, che prevede per l'Italia 1,4 milioni di abbonati ai servizi Dvb-H entro la fine del 2007, che saliranno a 6,6 milioni entro il 2010. Molto ottimisti, per concludere, anche i dati emersi da uno studio commissionato dalla Ue, secondo cui il volume d'affari dei servizi di mobile Tv in Europa potrebbe arrivare a quota 12 miliardi di euro nel 2012, sempre che i vari attori in gioco remino tutti dalla stessa parte per adottare un solo standard tecnologico, che per i vertici comunitari (commissario Viviane Reding in testa) è il Dvb-H. Gli analisti della Frost&Sullivan si sono espressi sul tema con un report reso pubblico a inizio febbraio in cui hanno confermato come in tempi brevi il Dvb-H potrebbe diventare uno standard globale per la televisione digitale mobile così come lo è stato il Gsm per la telefonia cellulare. Eventualità sulla quale scommettono molti operatori mobili, allettati dall'idea di sviluppare volumi d'affari decisamente importanti: il fatturato globale associabile ai servizi Dvb-H ha raggiunto nel 2006, secondo la società di ricerca, quota 60 milioni di dollari su scala globale ed è destinato a superare i due miliardi entro il 2010. Quanto alla diatriba infinita circa la necessità di uno spettro di frequenza unico e con adeguata capacità trasmissive (possibile con il cosiddetto switch off analogico-digitale), anche la Gsm Association (l'organismo che raggruppa praticamente tutti i principali operatori di rete mobile al mondo) sembra aver trovato la strada da seguire: la mobile Tv, e quella su tecnologia Dvb-H in particolare, deve poter sfruttare la banda Uhf oggi ampiamente utilizzata per i servizi di broadcasting analogici e digitali là dove non saranno create frequenze ad hoc (come successo in alcuni Paesi) ma non compromettere in ogni caso gli spazi necessari a supportare la diffusione della banda larga sulle reti mobili e i relativi servizi multimediali di nuova generazione. Nel business model degli operatori, infatti, la Tv mobile deve convergere nel portfolio dei servizi offerti senza sovrapporsi a questi, nell'ottica di un'unica piattaforma interattiva di accesso ai contenuti digitali. Mobile Tv sul 2% dei cellulari venduti nel 2007 La (presunta) esplosione della domanda di servizi di Tv mobile si porta necessariamente dietro l'escalation di vendite dei terminali in grado di riprodurre il segnale digitale. I ricercatori di Strategy Analytics, in tal senso, hanno predetto per il 2007 vendite complessive pari a 20 milioni di telefonini con capacità televisive, e cioè circa il 2% del totale dei cellulari previsti in consegna quest'anno. Ma quanto incide il terminale nello sviluppo della domanda di questi servizi? Il fattore costi è stato da sempre il principale "driver" per la diffusione di massa della telefonia cellulare e lo stesso principio sembra poter valere per la mobile Tv. Perchè investire oggi qualche centinaia di euro per vedere programmi, partite di calcio e video clip da uno schermo di 2/3 pollici quando domani, presumibilmente, l'accoppiata terminale/servizio potrebbe richiedere sforzi molto meno onerosi? I produttori di telefonini e di chipset sono convinti della bontà delle rispettive tecnologie ma hanno anche ammesso che, per assistere a un'adozione di massa dei servizi di broadcasting Tv sul mobile, ci vorrà ancora un po' di tempo. Il tempo necessario affinché gli stessi produttori sviluppino componenti a più elevate prestazioni multimediali, i fornitori di infrastruttura mettano a disposizione ulteriori capacità di trasmissione dati sui network degli operatori, e, soprattutto, che questi ultimi riducano i prezzi dei terminali al consumatore finale. Fonte: Il Sole 24 Ore [Leggi l'articolo completo]
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